La ricerca è una priorità di tutti, in Italia come in Europa. Ci sono dei punti irrinunciabili per permettere al sistema di ricerca italiano di diventare attraente per i cervelli di tutte le nazionalità (italiani compresi!). Partendo da fatti e da esempi concreti, e proponendo soluzioni chiare e applicabili.
Alcuni fatti:
- un ricercatore a tempo indeterminato in un ateneo italiano guadagna poco: tanto quanto guadagna un dottorando in Francia, per esempio.
- I ricercatori di provenienza
straniera costituiscono la maggioranza dello staff scientifico e accademico nei
dipartimenti anglosassoni. Il numero di ricercatori e docenti stranieri attivi
nei dipartimenti italiani è insignificante.
- Nei Paesi Bassi, una parte
sostanziale dei corsi universitari di secondo livello viene tenuta in inglese. In Italia, quasi nessun corso di materie scientifiche è in inglese.
- In paesi quali Francia, Germania,
Regno Unito e Svizzera master di specializzazione attirano studenti da ogni
parte del mondo. La grande maggioranza dei master italiani attira esclusivamente
studenti italiani.
- Docenti, ricercatori e staff
scientifico negli atenei all'estero sono sottoposti a una valutazione periodica
della propria attività e produzione scientifica da parte di agenzie di
valutazione terze. All'ora attuale in Italia un sistema terzo e
basato su standard internazionali per la valutazione continua dell'attività
scientifica ricercatori e dei docenti è solo allo stato embrionale.
- L'accesso a posti di ricercatore
e docente nella maggior parte dei paesi europei si basa su standard
internazionali di qualità scientifica. In Italia la distinzione tra
pubblicazioni in italiano o in inglese, tra contributi sottoposti a peer
review e contributi su invito, tra convegni internazionali e giornate di
studio nazionali stenta spesso ad essere riconosciuta.
- l'investimento pubblico e privato
in ricerca e sviluppo in Italia è tra i più bassi in Europa: pari all'1,1 per
cento del PIL, contro l'1,81 dell'Europa a 25, il 2,7 degli USA, il 3,15 del
Giappone. L'obiettivo di Lisbona è di portare gli investimenti per ricerca e
sviluppo nell'Unione Europea al 3 per cento nel 2010.
Quali misure possono cambiare questo stato di cose?
1. Che il corpo dei docenti e
ricercatori facenti parte del sistema universitario italiano venga sottoposto ad
una valutazione rigorosa e periodica del proprio operato scientifico, da
condurre sulla base di standard internazionali da parte di un agenzia nazionale
e terza.
2. Che lo stanziamento di fondi per
la ricerca e la formazione sia basato su eccellenza e merito scientifico
in primo luogo e non su criteri esclusivamente demografici. Gli atenei dovranno
competere per le credenziali scientifiche e formative che offrono prima che per
il numero di posti mensa, se non vogliono correre il rischio di svalutare la
spendibilità dei titoli che offrono sul mercato del lavoro.
3. Che si adottino politiche volte
a rendere le Università italiane poli di aggregazione competitivi a
livello internazionale e che si riduca la frammentazione di risorse
intellettuali e finanziarie prodotta dalla creazione di nuovi atenei sul
territorio.
4. Che gli stipendi dei
dottorandi e giovani ricercatori (che rappresentano la fascia di età più
dinamica e attiva in altri paesi) siano adeguati agli standard europei.
5. Che in mancanza di adeguate
risorse nazionali per coprire le esigenze della ricerca, il Governo si faccia
carico di una massiccia campagna di comunicazione e preparazione per l'accesso a
risorse di finanziamento disponibili a livello comunitario, quali gli schemi
previsti dal Settimo Programma Quadro della Commissione Europea.
6. Che vengano ratificate e
promosse istituzionalmente politiche open access per la
circolazione della produzione scientifica che sono già state messe in atto dai
maggiori organismi di ricerca di altri paesi europei (Max Planck, CNRS) per dare
la massima visibilità possibile alla ricerca nazionale.
